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Demian Tretyakov
Demian Tretyakov

Accordi Per Mandolino 18.pdf


L'origine del mandolino risale alla prima metà del XVII secolo: invece, soltanto verso la metà del Settecento risale l'inizio della produzione di mandolini napoletani da parte della Casa Vinaccia di Napoli, cioè prodotti dai Vinaccia, famiglia di celebri liutai. Questi mandolini sono quasi tutti intarsiati e posseggono filettature in avorio e madreperla lungo il manico: si deve proprio ai Vinaccia l'applicazione delle corde di acciaio in sostituzione di quelle in ottone, nel primo Ottocento.




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Il repertorio musicale per il mandolino è pressoché illimitato, ogni tipo di musica si adatta a questo strumento. È inoltre possibile utilizzare anche il repertorio violinistico, dal momento che il mandolino possiede la stessa accordatura del violino.


Pur essendo uno strumento popolare, venne utilizzato anche nella musica cosiddetta colta, e, talvolta, anche nell'opera lirica. Lo stesso Antonio Vivaldi compose un concerto per mandolino, Concerto in Do maggiore Op.3 n.6[1], e due concerti per due mandolini ed orchestra. Mozart lo inserì nel suo Don Giovanni, mentre Beethoven gli dedicò quattro sonatine.


Tra i più importanti mandolinisti del Novecento si ricordano Carlo Curti, che contribuì largamente a diffondere lo strumento negli Stati Uniti e Messico, Raffaele Calace, compositore, esecutore e liutaio, Michele Salvatore Ciociano (1874-1944), compositore e virtuoso di mandolino, autore di brani di grande impegno tecnico[2], e Giuseppe Anedda, virtuoso concertista e docente della prima cattedra di conservatorio italiana di mandolino (Padova, 1975). Attualmente tra i rappresentanti italiani di spicco nella musica classica e classico-contemporanea si possono annoverare Ugo Orlandi[3], Carlo Aonzo[4], Dorina Frati[5], Mauro Squillante[6], Duilio Galfetti[7].


La struttura della cassa di risonanza del mandolino è l'elemento che ne permette l'identificazione sonora e che ne stabilisce la collocazione in seno alla famiglia dei plettri. L'evoluzione organologica degli strumenti a plettro per certi versi è assimilabile a quella degli strumenti ad arco; tuttavia, a differenza del violino, il mandolino non si è cristallizzato in un unico modello, poiché all'architettura del cosiddetto mandolino napoletano si sono andate affiancando numerose varianti stilistiche e strutturali, tese ad incrementare il volume sonoro, ottimizzare la resa timbrica ed accrescere la versatilità d'impiego. I risultati di queste sperimentazioni, accomunate da stili costruttivi che si discostano decisamente dalla morfologia di base, nel corso del tempo sono stati assai lusinghieri, al punto che attualmente, accanto al mandolino classico tradizionalmente conosciuto come mandolino napoletano, si sono affermate nell'uso comune altre forme costruttive la cui evoluzione in termini di sagome, spessori e proporzioni rispecchia le componenti acustiche risultanti.


Come in tutti gli strumenti a corda, la cassa armonica del mandolino è provvista di una buca, o foro di risonanza, dalla quale il suono amplificato dalla cassa si propaga all'esterno. La forma e posizione della buca si apre nella parte superiore della tavola al termine della tastiera ed è quasi sempre circondata da filetti decorativi, che cambiano di poco nella maggior parte dei mandolini di tipo tradizionale in cui la buca può essere indifferentemente tonda o ovale.


Il mandolino monta corde d'acciaio armonico, un metallo estremamente elastico, onde poter ricevere e ritrasmettere efficacemente alla cassa le sollecitazioni impartite dal plettro. Le prime due corde, Mi e La, sono in acciaio nudo, in genere stagnato, argentato o dorato, mentre la terza e la quarta, Re e Sol, sono avvolte, ossia ottenute sovrapponendo strettamente al nucleo d'acciaio una sottilissima spirale di filo metallico che consente di incrementarne di poco lo spessore conservando un elevato grado di capacità vibratile. Quando l'avvolgimento costituisce lo strato più esterno, la corda, denominata round wound, produce un suono brillante e carico di armoniche, mentre quando questo è a sua volta rivestito da un secondo strato metallico nastriforme la corda prende la definizione di flat wound ed emette un suono meno argentino ma con la fondamentale in evidenza, a tutto vantaggio della definizione e della pulizia di suono. Il tipico rumore da sfregamento a contatto con i polpastrelli di cui sono affette le corde ad avvolgimento tondo è praticamente assente in quelle dalla superficie piatta, che per contro hanno una risposta un po' più ottusa. Per l'avvolgimento si utilizzano filo di rame argentato, ottone, bronzo, bronzo fosforoso, acciaio al carbonio, nichel o nichel/cromo; ciascun metallo apporta differenti caratteristiche fisiche che si rispecchiano in diverse sfumature timbriche. I progressi apportati dalla tecnologia, uniti ai gusti individuali dei musicisti ed alle caratteristiche fisiche dei vari tipi di corda hanno portato al sedimentarsi di abbinamenti tipici tra strumenti e relative corde.


Il mandolino classico, detto anche napoletano, ha ormai raggiunto la perfezione con gli strumenti realizzati da Embergher[8], Vinaccia e Calace;[9] è caratterizzato da un corpo panciuto a goccia, realizzato a doghe che si congiungono al vertice in corrispondenza dell'incastro con il manico, come il liuto ed il bouzouki greco, mentre la parte posteriore della cassa è irrobustita dallo scudo, una fascia lignea che circonda la tavola armonica per buona parte del perimetro. La tavola armonica presenta la caratteristica forma a lacrima; in genere dotata di tre catene perpendicolari alla linea di mezzeria (ladder bracing), è piegata all'altezza del ponticello o subito sotto di esso, tecnica che consente allo strumento di supportare l'elevata tensione delle corde metalliche. La testa del mandolino napoletano è piatta, una vera e propria cavigliera.


Il mandolino classico possiede un timbro delicato, molto espressivo e 'cantabile', con una componente di riverbero che fluidifica e omogeneizza l'effetto del tremolo. La sonorità è dolce e argentina. A confronto con la sonorità di strumenti aventi un disegno più moderno, si svela intubata e gutturale, in particolare se le corde vengono pizzicate lontano dal ponticello, mentre la definizione è sempre eccellente su tutta l'estensione; i sovracuti risultano brillanti e nitidi arrivando a essere decisamente pungenti, se suonati in prossimità del ponte.


La proiezione non è il suo punto forte mentre la dinamica è ottima, a patto di non costringerlo a ricavare più suono di quanto esso sia capace. Il rapporto segnale/rumore sulle corde basse varia sensibilmente in funzione della forza e dell'angolo d'impatto del plettro, in particolare migliora man mano che l'esecutore si sposta verso la tastiera, mentre su quelle alte resta praticamente costante. Il mandolino classico rimane uno strumento dalla voce 'piccola' ma estremamente espressiva, capace di diventare languida e perfino sdolcinata, e dà il meglio di sé con un plettro rigido ma non troppo spesso, di forma allungata.


Nel mandolino brianzolo, di disegno pressoché identico al precedente, lo scudo ha proporzioni maggiori, andando a costituire, come nella chitarra, delle vere e proprie fasce, cioè le pareti della cassa. Il fondo è piatto anziché bombato, cambia pertanto il disegno dell'innesto corpo-manico che non è più di testa ma a coda di rondine, risultando più robusto. La volumetria interna è pari a quella del mandolino classico o solo lievemente inferiore, mentre forma ed architettura della tavola armonica sono analoghe, salvo eccezioni in cui la tavola non è piegata ma piatta o leggermente arcuata. Il timbro ricorda quello del mandolino napoletano ma è meno gutturale e più asciutto, favorisce la definizione delle frequenze medie, aumentando la portata del suono e riducendo la tendenza della quarta corda a risuonare simpateticamente in presenza di vibrazioni estranee. Questo modello, tipico del Nord Italia, prende il nome dalla porzione di territorio lombardo che maggiormente ha visto la sua diffusione e costituisce una forma di transizione verso lo sviluppo del mandolino contemporaneo, che raggiungerà la perfezione negli Usa durante i primi anni del Novecento. Il timbro del mandolino brianzolo conserva una componente melliflua, ma lo strumento, pur non potendo competere a livello di dinamica con gli strumenti progettati nell'ultimo secolo, dispone di una migliore capacità di proiezione, specie alle basse frequenze ed in genere sopporta meglio un uso più aggressivo.


Il mandolino portoghese, chiamato anche bandolim si discosta maggiormente dal disegno tradizionale in quanto la forma della cassa, decisamente più larga dei modelli appena descritti, assume una sagoma piriforme[10]. La tavola, in cima alla quale si apre una buca tonda o ovale ma sempre di piccolo diametro, è di conseguenza assai ampia. Negli strumenti più pregiati presenta una leggera arcatura, mentre in quelli economici è piatta. In comune con i modelli nostrani lo strumento ha catene parallele, disposte perpendicolarmente alla linea di mezzeria. Le fasce sono molto alte e si rastremano in corrispondenza del giunto corpo/manico, il quale è invariabilmente realizzato con un incastro a coda di rondine e coperto dal prolungamento (cappetta) del fondo. Il fondo è curvo, assumendo così un profilo blandamente emisferico. Non è fatto a doghe bensì a


spicchi, costruzione riservata agli strumenti di pregio, nella quale gli spicchi sono separati da filetti colorati, mentre quelli più modesti possono avere il fondo in un pezzo unico leggermente arcuato o addirittura piatto. Analogamente agli strumenti contemporanei, il manico si congiunge alla cassa in posizione più arretrata rispetto al mandolino classico ed possiede in genere un profilo dorsale sottile, favorendo così l'accesso alle posizioni più acute. La tastiera può essere piatta o presentare un profilo convesso. Ponticello e cordiera sono assimilabili ai modelli nostrani. Rispetto ai due tipi già descritti, grazie alla profondità della cassa, il timbro è decisamente più profondo e risonante. In genere non ne possiede la medesima dolcezza, qui compensata da una maggior capacità di proiezione, dal lungo sustain e da un invidiabile equilibrio tonale. Sempre a causa delle proporzioni relative tra l'ampia volumetria interna e le ridotte dimensioni della buca, gli acuti non sono particolarmente brillanti e lo strumento, più che ai cantabili disseminati di trilli, si rivela adatto a fraseggi ad ampio respiro, richiedenti molta dinamica, nonché ai passaggi riccamente arpeggiati con accordi estesi in cui la forte sollecitazione impartita alle corde si traduce in una maggior risonanza più che in un incremento di suono.


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